Mattia Fantinati – Sottosegretario M5s

Caos guide turistiche: intervenga Franceschini.

Il ruolo delle guide turistiche è fondamentale nel nostro paese. Ad oggi, purtroppo, la professione regna in un caos normativo in quanto è ancora senza una legge di riordino che è quanto mai necessaria e con le Regioni che, ognuna a suo modo, continuano a bandire esami e corsi con abilitazioni conseguite su conoscenze territoriali; i candidati che superano gli esami e ottengono queste abilitazioni pretendono  poi di poter lavorare in tutta Italia. Questo succede per la  mancanza di una legge di riordino che ha creato di conseguenza una situazione di anarchia e concorrenza sleale, anche da parte di operatori che vengono da fuori Italia mettendo in grave crisi economica le guide turistiche. Per questo motivo ho chiesto al Ministro dei Beni e Attività culturali del turismo, Dario Franceschini, se intenda adottare iniziative volte al riordino organico e nazionale delle guide turistiche per evitare la frammentazione normativa regionale e riconoscendone una professionalità e competenza univoca e specifica.”
 
 
Maggiori Informazioni:
Il tutto è scaturito dal fatto che alle guide turistiche è stata applicata la Direttiva Servizi   piuttosto che la Direttiva Qualifiche Professionali e di conseguenza l’emanazione dell’articolo 3 legge 97/2013 per sanare EUPILOT n. 4277/12/MARK, basato sulla violazione da parte dell’Italia della
direttiva servizi ed a ciò si aggiunge  i due decreti ministeriali, rispettivamente del 7 aprile 2015, e dell’11 dicembre 2015, che subordina l’esercizio della professione di guida, in determinati siti al possesso di una specifica abilitazione che sono stati annullati dal TAR.
Nel commento della Commissione europea del 19 ottobre 2007 (petizione 0086/2007), si afferma, proprio riguardo all’esercizio della professione di guida turistica limitato al solo ambito regionale, che: «Ogni Stato membro resta libero di disciplinare questa professione e di stabilire il tipo e illivello di qualifiche necessarie per esercitarla. Pertanto, uno Stato membro ha anche la discrezione di decidere se disciplinare l’accesso alla professione e l’esercizio della stessa a livello nazionale, ovvero delegare le competenze in ambito legislativo ed esecutivo a livello inferiore dell’amministrazione territoriale, come ha fatto l’Italia.

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